Conseguenze del disastro di Chernobyl

L’incidente al reattore comportò uno dei massimi disastri del secolo scorso con risvolti molteplici: sanitario, ambientale, economico e sociale con effetti sia locali che globali, destinati a protrarsi per lungo tempo.
La centrale di Chernobyl conteneva al momento dell’esplosione circa 150 tonnellate fra combustibile di biossido di uranio e prodotti di fissione,e si stima che fra il 13 ed il 30% di questo materiale radioattivo sia stato immesso nell’ambiente.
La radioattività totale emessa è stata quindi di 12×1018Bq, per metà dovuta allo xeno-133, un gas inerte il cui tempo di dimezzamento è di 5 giorni. Solo fra il 3 e il 4% del materiale solido vene emesso, ma il 100% dei gas nobili e fra il 20 e 60% dei radioelementi volatili entrarono nell’atmosfera. I radionuclidi di maggior impatto sanitario sono lo iodio-131 (tempo di dimezzamento di 8 giorni), lo stronzio-90 ed il cesio-137 (tempo di dimezzamento di circa 30 anni): la nube radioattiva conteneva circa 1,7×1018Bq di iodio e 8,5×1016Bq di cesio. [14] Per un confronto, la radioattività del cesio fu 560 volte quella emessa dalla bomba su Hiroshima e quella dello iodio 6 volte.
Gli effetti sanitari immediati più importanti furono dovuti allo iodio, che si concentra nella tiroide, ma sui tempi lunghi l’attenzione è rivolta alla contaminazione da cesio. Va notato che un’informazione tempestiva sulle precauzioni da prendere ed una sollecita evacuazione delle zone più colpite avrebbe potuto mitigare notevolmente le conseguenze mediche dovute allo iodio, in particolare i tumori alla tiroide.
La pioggia depositò gran parte dei materiali radioattivi in prossimità del reattore: il 70% in Bielorussia, il resto suddiviso fra Ucraina, Russia ed il resto dell’emisfero nord. La distribuzione delle piogge portò ad una distribuzione molto disomogenea della contaminazione: anche località lontane 400km da Cernobyl dovettero venir evacuate.
Le autorità sovietiche suddivisero le zone contaminate in 4 classi, a seconda del livello di radiazione depositata: superiore a 1480kBq per metro quadro, fra 555 e 1480kBq per metro quadro, fra 185 e 555kBq per metro quadro, fra 37 e 185kBq per metro quadro. Nella prima zona 135.000 persone ricevettero più di 5mSv/anno e furono evacuate; nella seconda 270.000 ricevettero fra 2 e 5mSv/anno: fu favorito il loro allontanamento e sono sottoposte ad un continuo controllo medico obbligatorio; nella terza 580.000 persone ricevettero fra 1 e 2mSv/anno ed hanno un controllo medico speciale; infine i 4 milioni di abitanti la quarta zona ricevettero meno di 1mSv/anno ed hanno un controllo medico regolare. Va ricordato che nei territori considerati la radiazione naturale è di circa 2,4mSv/anno.
Seriamente esposti furono i primi liquidatori, che, come abbiamo già visto, ricevettero in media 165mSv/anno, con punte molto più alte.
Le conseguenze sanitarie dell’esposizione alla radioattività sono state studiate da gruppi di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) a distanza di 10 e 20 anni dal disastro. L’ultimo studio si è svolto dal 2003 al 2005 nell’ambito del Chernobyl Forum, che ha riunito centinaia di scienziati, economisti ed esperti di problemi sanitari per esaminare l’impatto sanitario, ambientale, sociale ed economico a 20 anni dal disastro. Il Forum è composto da 8 agenzie specializzate dell’ONU, l’Agenzia Internazionale per Energia Atomica (IAEA), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), il Programma dell’ONU per lo Sviluppo (UNDP), l’Organizzazione per il Cibo e l’Agricoltura (FAO), il Programma dell’ONU per l’Ambiente (UNEP), l’Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (UN-OCHA), il Comitato Scientifico dell’ONU sugli Effetti delle Radiazioni Atomiche (UNSCEAR), con la Banca Mondiale ed i governi della Bielorussia, Federazione Russa ed Ucraina. Il Forum aveva il compito di generare asserzioni consensuali autorevoli sulle conseguenze ambientali e gli effetti sanitari attribuibili all’esposizione alle radiazioni prodotte dall’incidente, ed di fornire suggerimenti per la bonifica ambientale e sui programmi sanitari speciali e per l’individuazione delle aree che richiedano ulteriori ricerche.
Il Forum ha recentemente prodotto un documento di 600 pagine in 3 volumi che presenta i risultati di tre anni di lavoro e di dibattiti.
Le radiazioni in alte dosi producono una patologia specifica, la sindrome acuta da radiazioni (ARS), quelle a dosi limitate aumentano la probabilità di sviluppare neoplasie, cataratte e disturbi cardiovascolari.Risulta che 134 fra i liquidatori ricevettero dosi sufficienti a sviluppare la ARS: 28 di loro morirono nel corso del 1986 ed altri 19 in seguito. Fra le forme di cancro legate alla radiazioni il più frequente e documentato è il cancro alla tiroide che concentra lo iodio. La gran quantità di iodio radioattivo emesso nel disastro, contro cui nei primi
giorni non venne messo in atto alcuna protezione –come evitare l’uso di latte prodotto nelle zone più esposte– ha portato ad un notevole aumento di tumori tiroidei. Finora sono stati diagnosticati e curati nelle zone interessate circa 5000 casi: fortunatamente esistono trattamenti medici efficaci, ma 9 decessi di bambini sono attribuibili direttamente alle radiazioni subite.A questi casi vanno aggiunti 2 operai morti per cause non legate alle radiazioni, portando le morti accertate a 58.
Rimangono gli effetti a lungo termine dell’irraggiamento con il conseguente aumento della probabilità di morbilità. Poiché non vi è alcun modo di distinguere le malattie dovute alle radiazioni dalle corrispondenti patologie dovute ad altre cause, previsioni sugli effetti medici dell’incidente di Chernobyl possono essere solo di tipo statistico, sulla base di quanto si sa sulla probabilità che un dato livello di radiazione induca questa o quella malattia. In realtà, mentre ci sono dati accurati sugli effetti di alte dosi, non ci sono ancora risultati scientificamente provati nel caso di dosi medie e basse, in particolare sotto i 100mSv.
Molti scienziati ritengono che esista una soglia sotto la quale le radiazioni non producano alcun effetto patologico, mentre altri suggeriscono che si possano estrapolare i dati certi a dosi elevate fino a dosi bassissime utilizzando un modello lineare, ossia di proporzionalità diretta fra dose e probabilità. Quest’ultimo modello è stato adottato dall’accademia delle scienze americana ed accolto anche dal WHOnelle sue previsioni delle conseguenze dell’incidente.
Lo studio del WHO ha distinto due gruppi di popolazione: un gruppo più esposto, comprendente 240.000 liquidatori, 116.000 evacuati e 270.000 residenti nella zona sottoposta a controllo speciale, ed un secondogruppo comprendente i 5.000.000 di abitanti della zona limitatamente contaminata. Le previsioni di morbilità e mortalità previste dal modello lineare per il primo gruppo indicano un aumento del 3-4% dei casi di cancro durante la loro vita, che potrà portare a 4.000 decessi; per il secondo gruppo ci potrà essere un aumento del 0,6% delle patologie, con circa 5.000 morti nel corso degli anni.
Alcuni ricercatori hanno osservato che l’adozione del modello lineare impone di considerare anche gli effetti su tutta la popolazione comunque esposta nell’emisfero settentrionale, anche se ha ricevuto minime dosi: si avrebbero ulteriori 15.000 possibili decessi, una minima frazione delle decine di milioni di morti per cancro previste in tale popolazione per altre cause, ma tuttavia da tener conto nel bilancio di vite umane pagate per il disastro di Chernobyl. Alcune organizzazioni hanno avanzato ulteriori riserve sulla base dei dati e sulle previsioni del Forum.
Date le basse dosi, lo studio del WHO non prevede effetti genetici ed ereditari né conseguenze per la fertilità e le malformazioni congenite.
Ha individuato invece importanti effetti psicologici e sulla salute mentale. L’incidente ha comportato lo spostamento forzato o volontario di centinaia di migliaia di persone, perdita di sicurezza economica,minacce a lungo termine alla salute, perdita di benessere fisico ed emotivo, aumento della povertà; tutto ciò ha prodotto diffusi timori, ansia, confusione e disordini mentali, anche se non a livelli tali da richiedere trattamenti medici specifici.Ai problemi sanitari vanno aggiunti i danni economici ed ambientali del disastro, che ha comportato la chiusura totale della centrale, gli interventi sul reattore, lo spostamento delle persone, la contaminazione di quasi 200.000kmq, una superficie pari a 2/3 dell’Italia. Una zona di 45.000kmq, come una grande provincia italiana, è stata completamente esclusa per ogni possibile uso, e lo resterà per almeno 10 tempi di dimezzamento del cesio-137, ossia 3 secoli.
784.320 ettari sono stati tolti all’agricoltura e 694.200 ettari alla silvicoltura, migliaia di capi di bestiame sono stati abbattuti. Le foreste sono più sensibili alle radiazioni che le zone agricole per le capacità di assorbimento degli alberi. Una volta irradiate, le foreste conservano a lungo la contaminazione ed prodotti delle foreste, funghi, bacche e cacciagione, resteranno a lungo inutilizzabili a causa della radiazione.
Non vi è al momento contaminazione delle falde acquifere, in particolare da stronzio-90, ma può prodursi nel tempo nelle zone a valle di Chernobyl.
A causa delle difficoltà economiche, in seguito anche alla caduta dell’Unione Sovietica, e per inadeguatrezza organizzativa, i programmi di sviluppo inizialmente previsti non si sono concretizzati. Conseguentemente i giovani hanno lasciato i territori, anche modestamente irradiati, con le loro famiglie, lasciando solo i più anziani.
La mancanza di giovani impedisce lo sviluppo sociale ed economico delle zone contaminate. La carenza di insegnanti e di medici peggiora la qualità dell’insegnamento e dell’assistenza. Imprese e fattorie devono chiudere per mancanza di manodopera qualificata. Ciò a sua volta spinge altre famiglie ad andarsene, in un circolo vizioso. Se nella prima fase d’intervento fu indispensabile che i provvedimenti fossero decisi dalla dirigenza, finita l’emergenza continuare in una gestione dell’alto, trascurando di prendere in considerazione le esigenze della popolazione ed i loro suggerimenti, è fra le cause degli attuali gravi problemi sociali. Le azioni non furono adeguate e produssero una profonda crisi di fiducia nelle popolazioni delle zone inquinate.
Attualmente, anche per iniziative internazionali, si stanno intraprendendo azioni che coinvolgono direttamente gli interessati nel processo decisionale e che promettono maggior efficacia.
Le stime dei danni economici fino al 2015 raggiungono in Bielorussia i 43,3 miliardi di dollari; i costi legati alle conseguenze del disastro costituivano nel 1991 il 22,3% del bilancio nazionale, per scendere al 10,9% nel 1995 ed a circa il 6% attuali. In Ucraina nello stesso periodo i costi arriveranno a 201 miliardi di dollari, pesando sul bilancio nazionale per il 15% nel 1992, per il 6% nel 1996 e per il 5% attualmente. Lo stato russo fra il 1992 ed il 1998 spese circa 3,8 miliardi di dollari, quasi tutti in compensazione delle vittime e dei soccorritori.
Al momento il problema più grave è la protezione e la bonifica del reattore esploso. Dopo 20 anni il “sarcofago” mostra segni di cedimento ed infiltrazioni, col pericolo di nuove emissioni radioattive. Esiste un programma internazionale per una sistemazione valida almeno per un secolo ed una bonifica dei materiali radioattivi, inclusi gli 800 depositi dei macchinari e veicoli usati e del materiale radioattivo raccolto dall’ambiente, racchiuso in container o sepolto, ma i costi del progetto stanno salendo più rapidamente dei fondi disponibili, e sfiorano attualmente il miliardo di dollari. Il summit G8 nella riunione del 15-17 luglio 2006 a San Pietroburgo ha raggiunto un accordo per “progetti congiunti con l’Ucraina finalizzati a rafforzare la sicurezza delle strutture della centrale nucleare di Chernobyl”.
L’incidente e le radiazioni non risparmiarono il resto dell’Europa.La nuvola radioattiva si spostò guidata dai venti: inizialmente si diresse a nordovest interessando la Scandinavia, Olanda, Belgio e Gran Bretagna; quindi deviò a sud interessando l’Europa centrale, il Nord Mediterraneo ed i Balcani. La quantità di depositi radioattivi, essenzialmente isotopi di cesio, dipese soprattutto dalle precipazioni piovose durante il passaggio della nube. Gli effetti maggiori si ebbero in Austria, Svizzera, Germania meridionale e Svezia, superando in alcune zone i 30kBq per metro quadro, mentre i paesi meno esposti furono la Francia e la penisola iberica.
Anche le autorità europee vennero prese di sorpresa dall’evento: mancando informazioni accurate e procedure definite per la gestione delle conseguenze dell’incidente, e di fronte a notevoli pressioni pubbliche e politiche, molti governi presero misure precauzionali eccessive, in particolare riguardo al cibo. Ciò aumentò la confusione del pubblico e produsse sfiducia e danni economici evitabili. Comunque in breve tempo iniziative internazionali iniziarono ad armonizzare criteri ed approcci alla gestione dell’emergenza.

 

 

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