Le cause del disastro di Chernobyl


Ci sono state due versioni ufficiali contradditorie sulle cause. La prima (agosto 1986) accusò solo il personale del reattore. La seconda (1991) incolpò la progettazione del RBMK, in particolare le barre di controllo.
In realtà dall’esame degli eventi emerge chiaramente che giocarono entrambi i fattori.
I dirigenti non erano qualificati per gestire grandi reattori nucleari: il direttore Bryukhanov ed il capo ingegnere Formin venivano da impianti elettrici tradizionali; il vice capo ingegnere Anatoli Dyatlov, responsabile al momento del disastro, aveva esperienza solo di piccoli reattori per sommergibili. Il personale che dirigeva l’impianto e condusse le operazioni non era informato dei problemi strutturali del reattore. Che il reattore RBMK fosse pericoloso a basse potenze era contrario all’intuizione ed ignoto al personale. Secondo Dyatlov, informazioni cruciali sulla stabilità del reattore erano state tenute nascostedeliberatamente dai progettisti di Mosca. Il fatto che le barre di controllo, per la loro particolare struttura, nei primi istanti potessero aumentare la reattività anziché diminuirla, era contro l’intuizione e ignoto agli operatori, anche se era già stato osservato precedentemente nell’analogo reattore lituano.
Gli operatori procedettero con scarsa cura e violarono le procedure d’impianto, anche perché non conoscevano le carenze tecniche del reattore, e disattivarono molti sistemi di sicurezza per poter portare a termine l’esperimento, contro ogni regola. Vi fu insufficiente comunicazione fra gli operatori dell’esperimento ed i responsabili della sicurezza. Più in generale, enti preposti non esercitarono il necessario controllo ed il personale aveva avuto uno scarso addestramento.Quella che è mancata, a tutti i livelli, dalla progettazione del reattore, alla gestione dell’impianto, alla preparazione del personale ed alla conduzione dell’esperimento, è stata una “cultura della sicurezza”,l’atteggiamento di base che dovrebbe guidare le azioni di tutti coloro che sono coinvolti nella realizzazione e gestione di sistemi tecnologici complessi, potenzialmente rischiosi.
Per Sergei P. Kapitza il programma energetico nucleare sovietico non era sicuro nella sua dimensione umana: gli ingegneri che hanno prodotto e gestivano la “seconda generazione” di impianti nucleari, dopo la prima fase “eroica”, erano stati selezionati ed avevano fatto carriera più per la loro ortodossia politica che per capacità ed meriti, e la loro preparazione aveva risentito della dannosa separazione dell’educazionesuperiore tecnica dalla cultura scientifica di base.

 

 

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