L'Informazione sull'incidente di Chernobyl

Una delle maggiori e colpevoli carenze nella gestione dell’incidente fu la comunicazione: la popolazione coinvolta venne informata in ritardo e in modo scorretto, mancarono precise indicazioni delle dosi subite nei vari territori, anche coloro che furono costretti all’evacuazione non ebbero le informazioni essenziali. Mancò infine una tempestiva informazione ai paesi limitrofi ed alla comunità internazionale.Il disastro di Chernobyl avvenne in un momento di acuto dibattito fra gli alti leader sovietici sulla politica dell’informazione, a seguito del lancio nella primavera 1985 della campagna per una maggior “glasnost” da parte di Gorbaciov, che voleva superare la stretta chiusura ed il controllo politico di tutte le forme di comunicazione, tipico dell’Unione Sovietica.
Larga parte strutture centrali e periferiche del partito erano apertamente ostili alla nuova politica che di fatto abbatteva il sistema di comunicazione costruito da Stalin alla fine degli anni ’20 del secolo scorso.
Va ricordato che nessuna informazione, ad alcun livello, era stato data del grave incidente nucleare occorso nel 1957 sugli Urali a seguito dell’esplosione di scorie nucleari sepolte in modo improprio presso una base militare fra nella zona di Chelyabinsk. L’incidente produsse centinaia di vittime, migliaia di persone ricevettero significative dosi di radiazione ed una vasta zona rimase contaminata.
Nell’aprile 1985, il ministro dell’energia Mayorets aveva promulgato un decreto che stabiliva, fra l’altro, che le informazioni concernenti gli effetti negativi delle installazioni energetiche sul personale, la popolazione e l’ambiente non si potessero diffondere al pubblico mediante radio, stampa o televisione. Il 18 luglio 1986 sempre Mayorets proibì al personale civile del ministero di dare qualunque informazione alla stampa sull’incidente di Chernobyl.
La dirigenza sovietica continuava ad avvalersi del sistema di censura Glavlit, creato nel 1922 per il controllo dei mezzi di comunicazione e che sarà abolito solo nel dicembre 1991. I giornalisti quindi si trovavano in una situazione fluida, non essendo chiaro quale posizione avrebbe finito per prevalere nel partito, la cui variegata e frammentaria burocrazia a tutti i livelli cercava di mantenere il controllo dell’informazione.
Pertanto anche sul fronte dell’informazione i dirigenti sovietici si trovarono impreparati a gestire l’incidente e dovettero improvvisare in un clima di incertezza e con una mentalità atavica di chiusura e diffidenza.
Sorprendentemente, il ministro degli esteri Eduard A. Shevardnadze, che avrebbe dovuto spiegare gli avvenimenti al mondo, rimase privo di informazioni fino al 28 mattina, ed anche allora ebbe difficoltà a ricevere risposte adeguate alle sue domande. Posto sotto pressione da parte del corpo diplomatico a Mosca e dagli ambasciatori sovietici all’estero, solo il 30 aprile poté organizzare un incontro con gli ambasciatori stranieri per informarli sul disastro, ricevendo offerte di aiuto ma soprattutto riserve sul ritardo della comunicazione.
Intanto, di informare il mondo del disastro si occupò direttamente la nube radioattiva, che fu rivelata nel pomeriggio del 27 aprile ad Helsinki e la mattina del giorno seguente in Svezia, dove si trovarono particelle radioattive sui vestiti dei lavoratori dell’impianto nucleare di Forsmark (a circa 1100km da Chernobyl): verificato che non vi erano perdite nell’impianto svedese, si comprese che un grave incidente era avvenuto in una regione occidentale dell’Unione Sovietica. Da questo momento fu nota a tutto il mondo la dimensione della tragedia.
All’individuazione del sito si arrivò esaminando immagini raccolte dal satellite Landsat5 passato su Chernobyl prima ed immediatamente dopo il disastro; informazioni precise vennero dal satellite SPOT4 cheraccolse immagini a partire dal 29 aprile.
Nella riunione del Politburo del 28 aprile, ed in seguito durante tutto il periodo della crisi, si discusse anche il problema della comunicazione interna ed esterna. La maggioranza dei 12 membri avrebbe voluto mantenere minima l’informazione sull’incidente, ma Gorbaciov riuscì ad imporsi, con l’appoggio dei soli Heydar Aliyev, Ryzhkov e Shevardnadze, vista la scala del disastro e le proteste che iniziavano ad arrivare dai paesi occidentali.
Le informazioni al pubblico cominciarono comunque con estrema precauzione, reticenze ed anche falsità e fino al 7 maggio si insistette sull’affermazione che tutto era sotto controllo. Solo dal 6 maggio giornalisti (russi) furono ammessi a Chernobyl, ma fu loro proibito di comunicare alcun aspetto tecnico, e permesso sostanzialmente solo di celebrare l’eroismo della “lotta contro la radiazione”. Intanto il capo del KGB Viktor M. Chebrikov aveva ordinato di controllare il comportamento dei diplomatici e corrispondenti stranieri, preoccupato dei rapporti esagerati che apparivano sulla stampa mondiale, esagerazioni che egli interpretava come una cospirazione anti-sovietica, ma che in realtà erano largamente causate proprio dalla reticenza russa e dalle difficoltà imposte alla raccolta di informazioni corrette.
Il 28 aprile alle 8 di sera Radio Mosca trasmise un dispaccio della TASS secondo cui era successo un incidente alla centrale di Chernobyl e si stava lavorando per “eliminare le conseguenze” ed assistere le vittime.
Dopo un’ora il messaggio venne ripetuto in inglese. Il 29 sera la trasmissione televisiva Vremya informò della morte di 2 persone e dell’evacuazione di Pripyat, il 1 maggio ripetè che solo 2 persone erano morte e 18 ricoverate in ospedale e che non c’erano stranieri coinvolti; la sera del 4 maggio presentò le prime immagini riprese da un elicottero ed il commentatore sottolineò come il film dimostrasse false le  affermazioni occidentali di enormi distruzioni.
Il primo rapporto esteso sulla situazione si avrà solo sulla Pravda del 6 maggio, e solo il 9 maggio per la prima volta la Pravda Ukrainy fornì raccomandazioni su come proteggersi dagli effetti della radiazione,precisando che comunque i livelli di radiazione in Kiev non comportavano rischi alla salute. Le vere dimensioni del disastro cominciano ad apparire con la conferenza stampa del direttore della IAEA Hans Blix dopo il suo sopralluogo a Chernobyl (pubblicata il 10 maggio) e con le interviste rilasciate da Velikhov (8 e 12 maggio); il 12 maggio l’Izvestiya informò che erano state evacuate 92.000 persone e fornì dati sui livelli di radiazione.
Un deciso cambio di atteggiamento si ebbe con il messaggio televisivo di Gorbaciov la sera del 14 maggio, che precisò la gravità del disastro, ed ammise mancanze da parte dei responsabili, anche per la carenza di informazioni. L’obiettivo principale del messaggio era riassicurare la popolazione che la dirigenza sovietica era in grado di gestire la grave “sfortuna” e lodare l’eroismo dei molti cittadini che avevano permesso di evitare conseguenze ancora più dolorose. Non mancarono critiche all’Occidente per le campagne antisovietiche, ma propose anche migliori forme di collaborazione internazionale per la sicurezza dei reattori e la gestione delle emergenze. Il messaggio costituì uno sforzo per stabilire una politica unificata di comunicazione sull’incidente e la gestione delle sue conseguenze, alla luce della nuova glasnost.
Mentre all’interno si continuò a lungo con un controllo dell’informazione sugli aspetti tecnici del disastro, nell’agosto 1986 Valeri Legasov, capo della delegazione sovietica al congresso internazionale tenuto presso la IAEA a Vienna, fornì una descrizione estremamente accurata e completa sull’incidente e sulle sua cause. In realtà la chiarezza di Legasov e le sue analisi impietose non vennero apprezzate in patria; a causa della freddezza che gli si raccolse attorno ed a principi di malattia dovuta alle radiazioni subite egli si suiciderà nel secondo anniversario dell’incidente.
Globalmente, la politica seguita nella comunicazione dal governo sovietico nella prima cruciale fase dopo il disastro esacerbò ed aggravò la situazione, ritardando le cure e generando un’angoscia devastante per la salute nella popolazione coinvolta e creando difficoltà di ogni tipo al di fuori dell’Unione Sovietica.

 

 

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