GAVRILUK

La mitizzazione dei Sarmati comincia già con Erodoto che, in un racconto sulla loro origine, li descrive come i discendenti di un gruppo di giovani uomini sciti e un gruppo di amazzoni, tentando in questo modo di spiegare due tratti peculiari di questo popolo:

1) il loro linguaggio simile a quello degli Sciti ma con numerose forme "impure" derivanti chiaramente da matrici altre;
2) l'estrema libertà delle donne sauromatae, che includeva anche la partecipazione alle attività belliche, una libertà insolita persino per le popolazioni delle pianure orientali (in cui, comunque, come altrove osservato, le donne avevano già un ampio grado di autonomia rispetto, ad esempio, ai greci) e che lo storico vede come eredità delle loro antenate amazzoni

In realtà, recenti studi  sul DNA estratto da 13 inumazioni sarmate sparse tra Pokrovka e Meirmagul hanno permesso una analisi comparativa che ha dimostrato come la maggior parte dei tratti genetici di questo popolo lo collochi nell'ambito di una origine eurasiatica occidentale, sebbene alcune inumazioni dell'Europa centrale e orientale dimostrino "contaminazioni" di origine asiatica, probabilmente dovute ad elementi di apparentamento e fusione con tribù nomadiche assorbite per prossimità.
E', dunque, quasi certo che i Sarmati altro non fossero che un ramo proto-iranico stanziatosi nel sud dell'attuale Russia e negli Urali tra VI e IV secolo a.C., fortemente imparentato, di conseguenza, con altre genti iraniche come  gli Sciti [2].
Anche l'analisi linguistica concorda con questa teoria: gli scritti greci sui Sarmati pullulano di nomi di persona chiaramente iraniani e provano come tra loro si parlasse un dialetto del nord-est iraniano molto prossimo al sogdiano e all'osseto, cosa questa provata anche dalle supposte iscrizioni sarmatiche trovate tra Olbis, Tanais e Panticapeo che starebbero a provare, con la loro estrema prossimità con l'osseto, come proprio gli Osseti (comprovatamente di ceppo iranico) siano  i rappresentanti moderni della popolazione sarmata e come, dunque, essa avesse un collegamento con gli Alani iranici.

Su queste basi, dal 1947, l'eminente storico sovietico Boris Grakov ha studiato la cultura sarmatica basandosi su ritrovamenti in alcuni kurgan (altro elemento che, indubbiamente, relaziona Sarmati e Sciti, sebbene sia molto probabile che i Sarmati riutilizzassero kurgan sciti più antichi), definendola una cultura nomade delle steppe che vanno dal Mar Nero all'area al di là del Volga, capace di formare una vera e propria rete di comunicazione in tutta l'area della steppa uralica (cosa particolarmente evidente in due dei principali siti a Kardaielova e Chernaya). Le date di sviluppo di tale cultura (dal VII secolo aC al IV secolo d.C.) e la posizione dei ritrovamenti sono in perfetta sintonia con le informazioni scritte che abbiamo su i Sarmati e, di conseguenza, Grekov ha definito quattro fasi distinte di evoluzione per questo popolo:
- periodo sauromatco, VI-V secolo a.C.;
- periodo proto-sarmatico, IV secolo a.C.;
- periodo medio-sarmatico, tra la fine del II secolo a.C. e la fine del II secolo d.C.;
- periodo tardo-sarmatico, tra la fine del II secolo d.C. e il IV secolo d.C.

Ultimamente, poi, un altro filone di ricerca ha cercato di comprendere quali infiltrazioni abbiano potuto distanziare così nettamente i Sarmati dal ceppo scitico che appare chiaro essere, di base, il loro nucleo di provenienza. I risultati di tali ricerche, sviluppate soprattutto su basi linguistiche ed etno-antropologiche sono stati stupefacenti: i Sarmati, infatti, avrebbero subito numerose influenze proto-celtiche, soprattutto nella regione di Basternae, da parte di Celti Boii, Scordisci e Taurisci, "imparentandosi" etnicamente in questo modo con i Traci e dando origine, in particolare nella zona più settentrionale del loro insediamento, a un gruppo tribale leggermente diverso (ma, nel continuum comunicativo uralico di cui si parlava, sostanzialmente indifferenziato rispetto agli altri gruppi) detto "Keltoskythai", "Sciti celtici".
Forse anche questo contatto prolungato (fino all'unione etnica) darebbe ragione del passaggio dal periodo sauromatico puro al periodo proto-sarmatico e medio-sarmatico (l'ultimo passaggio sarebbero più imputabile a contatti con le popolazioni occidentali), il che spiegherebbe, tra l'altro anche alcune discrasie nelle descrizioni degli storici antichi e nei ritrovamenti attuali.
Se, infatti, leggiamo  Tacito (Germania, cap. 46), troviamo i Sarmati descritti come abitati semi-primitivi dei boschi, con un aspetto quasi animalesco e con l'abitudine a spostarsi principalmente a cavallo.

In Strabone, invece, i Sarmati sono descritti come una popolazione numerosa, estesa dal nord del Danubio all' est del Volga e dal nord del Dnepr al Caucaso, nomade (Strabone usa il termine "Hamaksoikoi", "abitanti dei carri"), abituata a vivere in  yurte (le tende di feltro universalmente utilizzate dai nomadi asiatici) e a cibarsi di koumiss (Stabone parla di "Galaktophagoi", "mangiatori di latte"). 
Oggi, lo studio dei costumi funerari ci offre, comunque, una ulteriore panoramica dei progressi della struttura sociale sarmatica: le prime tombe rinvenute presentano, infatti, solo i resti del defunto, mentre nelle inumazioni più tarde vi è l'inclusione di oggetti personali a seguito dell'emergere di differenze di classe e a dimostrare che la società è diventata più complessa e ricca, fino alle sepolture della regione di Kuban, che mostrano tombe più elaborate, simili a quelle degli Sciti, in cui sono presenti anche una notevole quantità di oggetti d'oro

  • Venerdì, 25 Marzo 2011