Giuramento di Ianukovich
25 FEB - Ianukovich ha giurato come presidente dell'Ucraina davanti al parlamento, diventando il quarto presidente del paese dal 1991. Ianukovich ha vinto il ballottaggio con Iulia Timoshenko, che non ha ancora riconosciuto il successo del rivale e ha snobbato la cerimonia. Ianukovich ha giurato sulla costituzione e sul Vangelo. Ha poi firmato il testo del giuramento e il presidente della Corte Costituzionale gli ha consegnato il documento attestante l'assunzione della nuova carica.
Un Paese europeo non allineato e l’uscita dall’instabilità politica ed economica: sono le promesse del leader filorusso Viktor Ianukovich, che ieri ha prestato giuramento in parlamento come quarto presidente dell’Ucraina, dopo la benedizione impartitagli dal patriarca di Mosca Kirill nel monastero della Lavra.
Una cerimonia di basso profilo, senza leader europei di spicco, e snobbata sia dal capo dello Stato uscente Viktor Iushenko sia dalla premier filo occidentale Iulia Timoshenko, quest’ultima sconfitta al ballottaggio con uno scarto del 3,5%. Nel giorno del suo insediamento, e della sua rivincita dopo la rivoluzione arancione che nel 2004 lo detronizzò per brogli di massa, Ianukovich ha messo a segno anche la sua prima mossa mediatica all’insegna dell’austerity: si è dimezzato lo stipendio (da 5.100 a 2.550 dollari) e ha decretato la riduzione del 20% dei dipendenti dell’amministrazione presidenziale (530 i collaboratori), nonché dei loro stipendi e delle spese di locomozione. Con la mano destra posata sulla Costituzione e su un Vangelo del XVI sec, il nuovo presidente ha giurato di «difendere con tutti i suoi atti la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina». E di farne «uno Stato europeo fuori dei blocchi», ossia non allineato. «L’Ucraina sceglierà una politica estera autonoma».
Una cerimonia di basso profilo, senza leader europei di spicco, e snobbata sia dal capo dello Stato uscente Viktor Iushenko sia dalla premier filo occidentale Iulia Timoshenko, quest’ultima sconfitta al ballottaggio con uno scarto del 3,5%. Nel giorno del suo insediamento, e della sua rivincita dopo la rivoluzione arancione che nel 2004 lo detronizzò per brogli di massa, Ianukovich ha messo a segno anche la sua prima mossa mediatica all’insegna dell’austerity: si è dimezzato lo stipendio (da 5.100 a 2.550 dollari) e ha decretato la riduzione del 20% dei dipendenti dell’amministrazione presidenziale (530 i collaboratori), nonché dei loro stipendi e delle spese di locomozione. Con la mano destra posata sulla Costituzione e su un Vangelo del XVI sec, il nuovo presidente ha giurato di «difendere con tutti i suoi atti la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina». E di farne «uno Stato europeo fuori dei blocchi», ossia non allineato. «L’Ucraina sceglierà una politica estera autonoma».


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