Cosacchi
I Cosacchi (in russo: Казаки́, Kazaki; in ucraino: Козаки́, Kozaky; forse dalla parola turco-tartara qazaq', nomade o uomo libero) sono un'antica comunità militare, che vive nella steppa dell’Europa dell’Est (Russia meridionale, storicamente Ucraina) e dell’Asia (Siberia e Kazakistan).
Inizialmente con tale termine furono individuate le popolazioni nomadi tartare (mongole) delle steppe della Russia del Sud. Tuttavia, a partire dal XV secolo, il nome fu attribuito a gruppi di slavi (per lo più russi e ucraini) che popolavano i territori che si estendevano lungo il basso corso dei fiumi Don e Dnepr (questi ultimi erano noti come cosacchi dello Zaporo?'e); in questo senso, i cosacchi non costituiscono un gruppo etnico in senso proprio. Altre zone di colonizzazione successiva furono la pianura ciscaucasica (bacini dei fiumi Kuban' e Terek), il basso Volga, la steppa del bacino dell'Ural e alcune zone della Siberia orientale nel bacino del fiume Amur.
Il nome cosacco apparirebbe per la prima volta nel 1395, nelle Cronache della Rutenia, ma secondo altri storici solo nel 1444, in un manoscritto russo, per designare soldati mercenari nomadi e liberi (ovverosia non soggetti agli obblighi feudali), che spesso offrivano i loro servigi ai vari principi.
Inizialmente con tale termine furono individuate le popolazioni nomadi tartare (mongole) delle steppe della Russia del Sud. Tuttavia, a partire dal XV secolo, il nome fu attribuito a gruppi di slavi (per lo più russi e ucraini) che popolavano i territori che si estendevano lungo il basso corso dei fiumi Don e Dnepr (questi ultimi erano noti come cosacchi dello Zaporo?'e); in questo senso, i cosacchi non costituiscono un gruppo etnico in senso proprio. Altre zone di colonizzazione successiva furono la pianura ciscaucasica (bacini dei fiumi Kuban' e Terek), il basso Volga, la steppa del bacino dell'Ural e alcune zone della Siberia orientale nel bacino del fiume Amur.
Il nome cosacco apparirebbe per la prima volta nel 1395, nelle Cronache della Rutenia, ma secondo altri storici solo nel 1444, in un manoscritto russo, per designare soldati mercenari nomadi e liberi (ovverosia non soggetti agli obblighi feudali), che spesso offrivano i loro servigi ai vari principi.

LE ORIGINI
Con il termine "cosacchi" si è di volta in volta intesi un'organizzazione di tipo sociale, un modo di essere, una serie d'espressioni culturale, ideologica e folkloristica, un qualcosa appartenente ma allo stesso tempo distinta dalla Russia.
I cosacchi sarebbero apparsi nel XIV secolo (all'epoca risalirebbero i primi documenti attestanti la loro esistenza) nei territori disabitati tra la Russia moscovita, la Lituania, la Polonia e i khanati tatari. Il consolidamento delle comunità cosacche avanzò di pari passo con il disfacimento dell'Orda d'Oro tatara, con la quale queste comunità furono in lotta perenne. Della storia cosacca più antica non sono rimasti documenti scritti, ma solo testimonianze di seconda mano e cronache monasteriali.
Le loro stesse origini sono ancora incerte. Alcuni storici li considerano discendenti degli antichi sciti, dei kazari, degli alani, addirittura di origine tatara, turca, carcassa o persino kirghiza. Probabilmente sono il frutto di numerosi incroci dominati dall'elemento slavo dell'area del Mar Nero, un processo iniziato attorno alla seconda metà del primo millennio della nostra era. Gli stessi cosacchi sostengono questa versione e si considerano slavi a tutti gli effetti e appartenenti alla nazione russa. Secondo il massimo storico cosacco Gordeev (vissuto nella prima metà del XX secolo) gli antenati dei cosacchi andrebbero cercati in popolazioni russe deportate come coloni o schiavi dai tataro-mongoli.
Un'altra teoria ritiene che a dare origine alla comunità cosacca sarebbero stati i contadini russi fuggiti dai propri padroni e insediatisi in terre non ancora popolate. Questa teoria è parzialmente contestata, anche se è cosa certa che i contadini e i servi della gleba russi in fuga dalla brutalità zarista cercavano e trovavano rifugio presso i cosacchi.
Anche l'origine del termine "kazak" (russo) o "kozak" (ucraino) non trova gli storici concordi. Secondo alcuni deriverebbe dai nomi di antichi popoli insediati tra il Don e il Dnepr (kazoghi, hazari), dal termine "kajsaki" usato dai kirghizi per definire se stessi.
Secondo altri dal turco "kaz" (oca) dal mongolo "ko-zah" (difesa esterna). Circa l'origine turca o comunque orientale del termine sono d'accordo i principali storici.
Il termine Cosacco appare per la prima volta in un manoscritto russo del 1444, per indicare guerrieri di ventura nomadi e liberi (non sottoposti ad obblighi feudali) che spesso offrivano I loro servigi ai vari principi.
CENNI STORICI
I primi cosacchi occupavano territori russi e ucraini. Queste comunità generalmente erano libere, ma in alcuni casi vi erano cosacchi che accettavano di sottostare ad obblighi feudali presso sovrani, in maggioranza al servizio del Granducato Lituano. In Ucraina i cosacchi si riconoscevano nel proprio autogoverno con sede a Zaparozhe (cessato nel 1775), mentre quelli "asserviti" erano registrati in appositi registri del Granducato di Lituania, e quelli al servizio dei principi russi spesso ricevevano terre in proprietà trasmissibile. La loro struttura militare si differenziava dalle altre concezioni vigenti e sopravvisse fino al XVIII secolo.
La prima comunità cosacca russa apparve sul fiume Don, per poi insediarsi in prossimità di altri importanti corsi d'acqua che facevano da frontiera: Volga, Jaik, Terek. A differenza dei cosacchi asserviti, quelli liberi si insediavano solo in prossimità di grandi fiumi e in aree pianeggianti (steppa).
A livello organizzativo politico e militare le varie comunità, pur gelose delle proprie autonomie, si riunivano in armate. Economicamente tendevano all'autosufficienza: caccia, pesca, allevamento del bestiame. Fedeli al proprio detto "un cosacco vive di erba e acqua", fino al XVIII secolo l'agricoltura non era praticata, addirittura i cosacchi del Don prevedevano la pena di morte per chi praticava questa attività che loro consideravano servile.
Un altro aspetto fondamentale nella vita del cosacco era la guerra. Vivevano in aree permanentemente in tensione, confinanti con popoli ostili. E la loro tradizione li porterà, una volta pacificate le aree in cui vivevano, a cercare altre zone dove l'attività' militare era necessaria: Crimea (contro i tatari locali), Caucaso, confini con la Turchia e la Persia. Sebbene legati alla terra, avevano anche piccole flotte fluviali e marittime, con le quali eseguivano brevi spedizioni contro i nemici, anche a scopi di razzia.
La peculiarità dei cosacchi era la loro struttura militare, che si basava su una guida democraticamente eletta. Tutte le principali decisioni (guerra, pace, elezione dei responsabili, dei giudici e dei tribunali) erano prese da assemblee locali che formavano le Rade (assemblee di tipo parlamentare). Il potere esecutivo spettava ad un Ataman eletto annualmente e che aveva la propria sede a Zaparozhe. In tempo di guerra era affiancato da Atamani "da campo", democraticamente eletti ma che rispondevano solo all'Ataman di Zaparozhe.
I rapporti diplomatici con i principi russi erano mantenuti inviando a Mosca ambascerie nominate direttamente dall'Ataman. Inizialmente queste si comportavano come rappresentanti di uno stato sovrano alleato della Russia contro un nemico comune. Il Granducato Moscovita era l'alleato principale e aveva un ruolo guida in virtù della propria maggiore forza militare. L'alleanza con la Moscovita era per i cosacchi, oltre che ovvia per motivi religiosi etnici e culturali, anche perché ricevevano dagli zar compensi in oro e denaro, concessione di nuove terre e sostegno militare. In queste strategie il ruolo cosacco si manifestava alle frontiere russe, al sud e all'est. Per mantenere i migliori rapporti possibili, anche gli zar russi inviavano annualmente propri ambasciatori presso i cosacchi, ai quali venivano inviati in dono armi, manufatti e prodotti alimentari, in particolare il grano che non producevano.
Non mancarono in ogni caso momenti di tensione che videro la Russia sospendere gli aiuti. Era uso dei cosacchi compiere scorrerie nei territori soggetti all'Impero Turco, e questo creava problemi internazionali agli zar. Oltre a questo, Mosca era notevolmente scontenta delle usanze democratiche cosacche, che attiravano russi in fuga, e furono prese a riferimento nelle numerose insurrezioni contadine della storia russa. Nel XVII e nel XVIII secolo tutte le insurrezioni contadine russe ebbero il sostegno di leggendari capi cosacchi come Stepan Razin, Kondratij Bulavin e il celebre Emilian Pugaciov.
Nel trentennio intercorso tra l'estinzione della dinastia Riurik e l'elezione del primo zar Romanoff i cosacchi fecero la loro parte in questa crisi (detta Periodo dei Torbidi). Inizialmente sostennero le pretese del falso Dimitri (un impostore spacciatosi per il figlio Ivan il Terribile, che per un breve periodo riuscì anche a regnare), ma nel 1613 la presenza degli Atamani, alla Grande Assemblea Russa, fu decisiva per far eleggere zar Michele I Romanoff.
La nuova dinastia modificò il rapporto con le comunità cosacche. Furono sensibilmente ridotte le comunità asservite, privilegiando il ruolo e le capacità militari.
Scopo dei Romanoff era usarli per pacificare e sottomettere le terre di nuova conquista, e anche in funzione repressiva verso le popolazioni indigene di dubbia fedeltà al trono moscovita.
Con lo scopo di assicurare la fedeltà cosacca al trono, alla fine del XVII secolo gli zar, usando ogni mezzo, ottennero il giuramento di tutte le armate cosacche (le ultime furono quelle del Don, nel 1671): da alleati dello zar i cosacchi divennero suoi sudditi. Con l'inclusione nell'Impero Russo i cosacchi iniziarono a perdere I propri diritti e videro limitare sempre più le proprie tradizioni democratico-assembleari.
Dal XVIII secolo lo stato russo ridimensiona sensibilmente la residua autonomia cosacca, disciplinandone la vita secondo le necessità di Mosca e riducendo le strutture di comando a mere parti del sistema amministrativo-burocratico imperiale.
Dal 1721 il Consiglio Militare dell'Impero iniziò ad usare le divisioni cosacche per spedizioni in nuove aree (tipo la Siberia) per creare avamposti per una successiva annessione all'impero. Nello stesso anno Pietro il Grande abolì definitivamente il sistema dell'elezione degli Atamani militari, sostituiti da Atamani nominati dal potere centrale. Quel che restava dell'antica indipendenza cosacca, l'autogoverno di Zaparozhe, fu liquidato nel 1775 da Caterina II subito dopo aver sconfitto la rivolta dei contadini russi e dei cosacchi guidata da Pugaciov.
Nel 1798 un decreto di Paolo I eliminò I gradi militari cosacchi sostituendoli con quelli dell'Armata Imperiale, ma previde che anche i militari cosacchi aventi determinati gradi potessero essere iscritti nella nobiltà. Nel 1802, regnante Alessandro I vennero stabile le nuove disposizioni organizzative per le armate cosacche. Dal 1827 l'erede al trono russo era di diritto "Augusto Ataman di tutte le armate cosacche" Nel 1838 fu istituita la prima leva obbligatoria per le armate cosacche, e nel 1857 furono sottoposte sotto la Direzione (dal 1867 Direzione Principale) delle Forze Irregolari (dal 1879 "cosacche") del ministero della Guerra, mentre dal 1910 dipesero dal 1910 invece passarono alle dipendenze dello Stato Maggiore Imperiale.
IL RUOLO DEI COSACCHI NELLA STORIA RUSSA
I cosacchi nel corso dei secoli furono un sistema unico tra tutte le forze armate esistite. Come essi stessi amavano definirsi, i cosacchi nascevano a cavallo, e la loro fama di cavalieri continua tuttora potendo ammirare le loro acrobazie equestri nelle loro stesse zone storiche.
Militarmente, la cavalleria leggera cosacca era considerata la migliore al mondo. Storicamente le armate cosacche conobbero momenti di gloria durante le guerre contro i tatari e i turchi, nella guerra dei Sette Anni, durante la campagna italiana di Suvorov nel 1799, entrarono nella leggenda durante la campagna napoleonica in Russia, quando le unità irregolari dell'ataman Platov costrinsero alla ritirata le truppe napoleoniche inseguendole fin oltre la frontiera occidentale della Russia. Le sciabole cosacche conquistarono alla Russia il Caucaso, l'Asia centrale, la Siberia e l'Estremo Oriente.
Dal 1875 i cosacchi servivano l'Imperatore per 20 anni, inziando a 18 anni. I primi tre anni erano dedicati all'addestramento, i successivi quattro al servizio effettivo. Altri otto in condizioni speciali, i restanti cinque nella riserva.
Il servizio prevedeva la concessione di terre dello stato per la propria sopravvivenza. Queste terre in genere, a fine servizio, erano lasciate in proprietà al cosacco e ai suoi discendenti, oppure lasciate in proprietà alla comunità cosacca locale. La comunità, in considerazione del proprio apporto militare, poteva avere agevolazioni di carattere fiscale. La terra ricevuta in proprietà dalla comunità poteva essere divisa in appezzamenti ma non poteva essere venduta a persone, fossero anche nobili, non provenienti da famiglie di militari. Nel XIX secolo tra i cosacchi si formò una nobiltà di piccoli proprietari terrieri, accanto ad altre attività tipicamente e storicamente cosacche (caccia, itticoltura, ecc.).
I COSACCHI AGLI INIZI DEL XX SECOLO
Alla fine del XIX secolo l'amministrazione zarista progettava la definitiva liquidazione dei cosacchi. Allo scoppio della prima Guerra Mondiale in Russia esistevano 11 dipartimenti militari cosacchi: Don (1,6 m.ni), Kuban (1,3 m.ni) Ter (260 mila), Astrakan (40 mila) Urali (174 mila), Orenburg (550 mila), Siberia (172 mila) Semirecensk (45 mila), Bajkal (264 mila), Amur (50 mila), Ussuri (35 mila). Occupavano un'area di circa 60 milioni di ettari con una popolazione di 4,5 milioni di abitanti (pari al 2,5% della intera popolazione dell'Impero).
Il 78% dei cosacchi era russo, il 17% ucraini e il 2% buriati. In maggioranza cristiani ortodossi, vi era anche una forte presenza di "vecchi credenti", come non mancavano seguaci del buddismo e dell'islam.
Alla prima Guerra Mondiale parteciparono oltre 300 mila cosacchi, distribuiti su 164 battaglioni a cavallo, 30 di fanteria, 78 di batterie. Il nuovo sistema di combattimento mostrò come fu sorpassato l'impiego di grandi masse a cavallo (la cavalleria cosacca copriva i due terzi della cavalleria imperiale). I migliori risultati, i cosacchi li diedero organizzandosi in piccole unità partigiane nelle retrovie tedesche, nel creare diversivi, operazioni di perlustrazione.
LA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE
Nel marzo del 1917 a differenza del 1905 non parteciparono alle repressioni zariste ma si posero a fianco della Rivoluzione Democratica. Nell'ottobre 1917 i cosacchi rifiutarono di intervenire a difesa del Palazzo di Inverno (perché ritenevano disonorevole dover combattere fianco a fianco con il reggimento femminile addetto alla sicurezza del Governo Provvisorio). Forse quel mancato intervento poteva modificare in modo significativo la storia dell'umanità' nel XX secolo.
Dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi, con lo scoppio della Guerra Civile Russa, i cosacchi (convertiti in massima parte alle idee mensceviche, mentre gli ufficiali superiori avevano nostalgie monarchiche) sostennero le Armate Bianche. Non a caso furono proprio le terre cosacche (Don, Kuban, Terek e Urali) il cuore della rivolta anticomunista, e in quelle terre lo scontro fu più duro e sanguinoso rispetto ad altre aree della Russia.
Il loro pieno appoggio, con uomini e mezzi, alla causa delle Armate Bianche e a sostegno del deposto Governo provvisorio, attirò la più feroce repressione bolscevica: fucilazioni di massa, incendi di villaggi cosacchi, ecc.). A fianco dell'Armata Rossa si calcola che si sarebbe schierato il 10% dei cosacchi, corrispondente alla percentuale priva di terre proprie e in condizioni di vita misere.
Il potere bolscevico locale prese i primi provvedimenti di deportazione per alcuni cosacchi Già agli inizi del 1918 i bolscevichi attuarono le prime deportazioni. Il 24 gennaio 1919 il Comitato centrale del partito comunista russo decideva le misure di "decosacchizzazione". Il primo intervento fu realizzato deportando dalla regione del Don tutti i cosacchi maschi dai 18 ai 55 anni, destinandoli ai lavori forzati, e insediando nelle loro terre contadini russi provenienti dalle regioni centrali russo-europee. La fine della guerra civile costrinse oltre 100 mila cosacchi a trovare rifugio all'estero, nell'emigrazione bianca. Consolidatosi, il nuovo potere sovietico proseguì la vecchia politica zarista di decosachizzazione, e nel 1925 il plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista (bolscevico) Russo (il futuro PCUS) approvò la risoluzione prevedente di ignorare le particolarità dei cosacchi e varare misure per combattere e liquidare quanto restava delle loro tradizioni.
Definiti "ceto sociale sfruttatore" che il governo bolscevico aveva abolito perché classe e alla quale non riconosceva il diritto a un'identità specifica. Le deportazioni erano anche finalizzate a conquistare consensi tra le popolazioni non russe i cui territori erano stati conquistati con la forza delle armi dai bolscevichi.
In totale, tutte le deportazioni di cosacchi compiute nelle zone meridionali della Russia, nel solo 1920 portarono al trasferimento di circa 50.000 uomini nel bacino carbonifero del Donbass e nell'estremo nord della Russia, nella regione di Archangelsk. Le terre liberate dai cosacchi furono assegnate a contadini senza terra, a contadini e pastori caucasici, infine a cosacchi di fede bolscevica. I caucasici, prevalentemente ceceni e ingusci, nei decenni precedenti espulsi sempre più verso le montagne e i terreni meno fertili dalla colonizzazione zarista, poterono ritornare nelle vallate e insediarsi su terreni più produttivi, andando anche a occupare i villaggi cosacchi svuotati.
I cosacchi furono colpiti in tutte le zone in cui erano presenti. Oltre all'area di origine, sopra descritta, un'altra area dove la politica zarista aveva emarginato i nativi sulle terre peggiori era l'Asia centrale (Kazakstan e Kirghizia). Anche in questo caso la colonizzazione cosacca era stata significativa (alla vigilia della prima guerra mondiale nella regione vivevano circa 40.000 cosacchi) e aveva fatto da richiamo per centinaia di migliaia di contadini russi, ucraini e bielorussi.
Le tensioni sociali erano esplose in una sanguinosa rivolta antirussa, nel 1916, inizialmente repressa con violenza dai cosacchi ma riesplosa con la rivoluzione e acutizzatasi durante la guerra civile. Dopo la repressione della rivolta anticoloniale, i soldati-contadini russi e i cosacchi di ritorno dal fronte avevano approfittato del caos in cui versava la regione per impadronirsi di altre terre dei nomadi. Queste appropriazioni furono particolarmente massicce nell'area dell'odierno Kazakhstan settentrionale. Con la definitiva sovietizzazione (1920) si poneva il problema di pacificare la zona e di attenuare le fortissime tensioni in atto tra nomadi e contadini. In molte regioni la popolazione kazaca incominciò a rioccupare le terre, mentre gli inviati di Mosca appoggiavano le rivendicazioni dei nomadi: favorendo la componente maggioritaria della popolazione, il centro ostentava una politica "decolonizzatrice", si assicurava il controllo sulla regione, ed eliminava una parte dei contadini russi presenti sul posto, fomentatori di grandi tensioni perché poveri e senza terra.
Proprio la parte più povera della popolazione russa fu quella più direttamente colpita in questo processo. Nel febbraio 1921 una commissione speciale inviata da Mosca annunciò una riforma terriera. I punti centrali della riforma erano la restituzione delle terre sottratte ai nativi e l'esproprio e la deportazione dei coloni e dei cosacchi che si erano ribellati al potere sovietico. Secondo le cifre ufficiali, se nel 1916 si trovavano circa 600 villaggi di coloni e cosacchi russi, alla fine del 1922 circa 15.000 abitanti di una sessantina di insediamenti erano stati espropriati, e la maggior parte delle loro terre erano state assegnate ai nativi. Agli abitanti di interi villaggi russi fu intimato di lasciare la provincia entro pochi giorni, e le loro case furono incendiate o distrutte. Anche villaggi i cui abitanti erano stato fedeli ai bolscevichi durante la guerra civile furono liquidati nel giro di ventiquattro ore, e tutte le famiglie lasciate senza riparo. Non tutti i coloni furono però deportati fuori della provincia: molti presero di propria iniziativa la via del ritorno verso la Russia europea, mentre molti altri rimasero in Kazakhstan e Kirghisia, e, quando la situazione si fu calmata, ritornarono a pretendere la restituzione della terra e degli attrezzi agricoli sottratti.
Essendo "elementi non proletari", e quindi limitati nell'esercizio e nel godimento dei diritti civili, inizialmente vennero anche privati della possibilità di arruolarsi nell'Armata Rossa. Questa disposizione fu soppressa nel 1936, quando furono ripristinate alcune divisioni cosacche a cavallo, che guadagnarono la fiducia dello stato sovietico durante la Seconda Guerra Mondiale.
IL COLLABORAZIONISMO COSACCO
All'inizio del conflitto l'ala più intransigente (monarchici e cosacchi) dell'emigrazione Bianca fornì a Hitler 20 mila cosacchi inquadrati nella Wehrmacht e nelle Waffen-SS. Quando, con la sconfitta di Stalingrado nel 1943, l'Operazione Barbarossa (e la guerra) iniziata con l'attacco nazista il 22 giugno 1941 contro l'Unione Sovietica, da avanzata verso oriente comincia a trasformarsi in ritirata verso occidente, quasi cinque milioni di sovietici si mossero verso occidente per sfuggire al totalitarismo comunista o perché, in qualche modo, legati ai tedeschi. Erano unità militari che approfittavano della guerra per combattere e si erano arruolati direttamente nella Wehrmacht e nelle Waffen SS, oppure costituendo reparto proprio all'interno delle forze armate naziste, come fece l'ex generale sovietico Vlasov che creò la ROA (Russkaja Osvoboditelnaja Armija, (Esercito di Liberazione Russo), ma anche di prigionieri di guerra, di nuovi schiavi inquadrati nei battaglioni di lavoro per edificare il Vallo Atlantico, e di profughi civili.
Di fronte alla sconfitta che andava delineandosi, i nazisti ebbero nei cosacchi, nei russi e più in generale nei sovietici anticomunisti, passati a fianco dei tedeschi, forse gli alleati più fedeli. In particolare l'armata cosacca, inquadrata nel 15° Corpo di Cavalleria del generale tedesco Helmut von Pannwitz, del generale Krasnov (già ataman dell'armata cosacca bianca durante la guerra civile russa) si distinse (anche per la crudeltà) nelle operazioni antipartigiane in Italia e nei Balcani. Forse nella speranza di una pace separata o di un armistizio con gli alleati, i cosacchi riuscirono ad ottenere dai nazisti la concessione per occupare un'area dove creare uno stato cosacco. Quella area si trovava in Italia, corrispondente alla Carnia, in Friuli, ribattezzata "Kosakenland". Di seguito riportiamo alcuni passaggi del decreto nazista
Dichiarazione del Governo del Reich Germanico del 10 dicembre 1943 "Cosacchi! Le armate cosacche non hanno mai riconosciuto il potere bolscevico. Le antiche armate del Don, del Kyban (gia' di Zaparozhe), di Ter, degli Urali, vivevano da tempi immemorabili una propria vita statuale e non erano sottomessi allo stato Moscovita. Liberi, voi cosacchi non conoscevate la schiavitù e il servaggio della gleba, vi tempravate nella battaglia. Quando i bolscevichi si impadronirono della Russia, voi dal 1917 al 1921 lottaste per la vostra indipendenza contro un nemico molto superiore per numero, per mezzi e per tecnica. Foste vinti ma non piegati. Nel corso di un decennio, dal 1921 al 1933, regolarmente vi sollevaste contro il potere bolscevico. Vi colpirono con la carestia, lo sterminio, vi cacciarono dalle vostre terre con i vostri figli per usarvi nel lavoro pesante nell'estremo nord dove moriste a migliaia. Foste fucilati, annientati. Vi doveste piegare, condurre un'esistenza terribile perennemente cacciati e in attesa della fine. Le vostre terre furono rubate. Le vostre armate annientate. Aspettavate la liberazione, aspettavate un aiuto! Quando l'eroico Esercito Tedesco giunse con i vostri in esilio, voi appariste ad esso non come prigionieri, ma come autentici camerati. Voi e le vostre famiglie, tutto il vostro popolo, andaste incontro ai soldati tedeschi legando a loro il vostro destino. Da due anni combattete fianco a fianco, le aspirazioni del soldato tedesco sono le vostre aspirazioni. Siete sopravissuti a tutti gli orrori del potere dei bolscevichi e mai vi riconcilierete con esso. L'esercito tedesco ha in voi degli alleati onesti e credibili! Per compensare il vostro impegno sui campi di battagli, nel momento decisivo della grande lotta, nel rispetto del vostro diritto alla terra, bagnata dal sangue dei vostri avi e che è vostra da mille anni, riconoscendo il vostro diritto all'indipendenza, riteniamo nostro obbligo riconoscere a voi, Cosacchi e non cosacchi, che con voi vissero e con voi soffrirono contro il bolscevismo: 1) tutti i diritti e vantaggi derivanti dal servizio, che già avevano i vostri avi nei tempi passati. 2) la vostra indipendenza, derivante storicamente dal vostro onore. 3) l'inviolabilità della vostra terra, conquistata con grande fatica. 4) se la situazione del momento bellico non vi permetterà di tornare nella terra degli antenati vostri, allora vi aiuteremo a creare la vostra vita da cosacchi in occidente sotto la protezione del Fuehrer, fornendovi terre e tutto quanto necessario per la vostra esistenza.
Il ministro del Reich per le regioni orientali. A. Rosenberg."
LA SCONFITTA DEI NAZISTI E LA TRAGEDIA DELL'ARMATA COSACCA
Nel 1944, gli inglesi Churchill e Eden (rispettivamente primo ministro e ministro degli esteri) decidono che a guerra finita tutti i cittadini sovietici presenti in Europa dovranno fare ritorno, anche forzatamente, in URSS. Nel settembre dello stesso anno la decisione diviene di dominio pubblico, e in ottobre a Mosca, durante un apposito incontro con il ministro degli esteri sovietico Molotov, sono definiti i dettagli che saranno definitivamente ratificati nel febbraio 1945 durante la conferenza di Yalta: Saranno riconsegnate circa 3 milioni di persone, in gran parte riluttanti. Tra questi vi erano fanatici nazisti, nazionalisti, anticomunisti. Molti con le loro famiglie e i propri figli. Il 9 maggio 1945 l'armata cosacca in Carnia si arrese agli inglesi.
Con essi si consegnarono ai britannici anche caucasici (inquadrati nelle Waffen SS) civili russi e le loro famiglie. Altra particolarità di quest'armata, impiegata dai tedeschi per combattere contro i partigiani, fu che non venne mai impiegata in territorio sovietico o in scontri con unità sovietica, nonostante il comando cosacco desiderasse ciò. Inoltre, i loro comandanti ingenuamente pensavano che gli inglesi avrebbero ora proseguito la guerra sostituendosi ai tedeschi contro i sovietici. Fiduciosi dell'antica amicizia con la Gran Bretagna, creatasi durante la Guerra Civile russa, i cosacchi si fidarono dei vincitori. Fra i russi vi sono anche numerosi membri dell'emigrazione bianca, ossia soggetti estranei all'accordo di rimpatrio perché non cittadini sovietici, vecchi combattenti della Guerra Civile, ex ufficiali zaristi, esponenti dell'antica aristocrazia russa, e ataman famosi come il generale-scrittore Krasnov dei cosacchi del Don, tutti riunitisi attorno ai nazisti per combattere la grande guerra patriottica di liberazione.
Mentre il 12 maggio, in Boemia, i sovietici catturano Vlasov, in Austria, a partire dal 1° giugno tutti i prigionieri (combattenti, uomini, donne, vecchi e bambini caricati sui carri bestiame in precedenza usati dai nazisti per le loro deportazioni) sono consegnati ai sovietici, talvolta con la forza, talvolta con l'inganno: decine gli episodi raccapriccianti nei campi nei dintorni di Lienz, Oberdrauburg, Feldkirchen, Althofen e Neumarkt, e i suicidi collettivi nelle acque del fiume Drava. In una sola giornata, a Lienz, circa 2 mila persone, tra le quali donne e bambini, si diedero la morte affogandosi nel fiume piuttosto che ritornare in URSS. Gli ufficiali rientrano in patria qualche giorno: il 29 maggio li si convince di un'inesistente conferenza sul loro futuro e li si offre ai sovietici nella cittadina austriaca di Judenburg (l'Austria era per quasi metà del suo territorio sotto il controllo dell'Armata Rossa).
Chi non viene fucilato o impiccato sul posto è internato nei gulag, perché - secondo Stalin - il prigioniero di guerra è un traditore, pericoloso perché "ha visto l'Occidente" anche se solo da dentro un lager nazionalsocialista. Fra gli ufficiali troverà la morte anche il generale von Pannwitz, che vuole condividere il destino dei suoi uomini e degli altri ufficiali superiori cosacchi, mentre gli sarebbe stato facile sfuggire tale sorte dichiarandosi tedesco e così restare con gli Alleati e godere del trattamento riservato dalla Convenzione di Ginevra ai prigionieri di guerra, che peraltro, mai sottoscritta da Stalin, non valeva per i cittadini sovietici caduti in mano nemica. La stampa sovietica (Prava, Izvestia, ecc.) annuncia processo ed esecuzione degli ufficiali cosacchi il 17 gennaio 1947, anno che è assunto come quello della loro morte. Dopo la Guerra il termine cosacco torna ad indicare persone e fatti di altri tempi, o al massimo qualche gruppo musicale acrobatico-folkloristico sovietico in tournee in occidente. La perestrojka ed il crollo del comunismo hanno portato ad una effimera rinascita delle comunita' cosacche, oramai impossibile per le trasformazioni della società.
Principalmente (seconda metà degli anni 80) si trattava di associazioni storico-culturali, volte a riaggregare i cosacchi (o meglio i loro discendenti, stimati in 5 milioni), ma dopo il crollo dell'URSS queste associazioni si sono politicizzate, proponendosi la restaurazione delle comunità cosacche secondo le norme del periodo zarista. Nel primo quinquennio degli anni 90 buona parte dei militanti "cosacchi" parteciparono attivamente ai movimenti estremisti, in particolare le organizzazioni nazionaliste, neofasciste e monarchiche, tutte legate tra loro da sentimenti xenofobi, antioccidentali e ferocemente antisemite.
L'antisemitismo cosacco e' sempre stato fortissimo. Se tra i russi l'antisemitismo è ancora di origine religiosa e generalmente non sfocia in aperta violenza, questo non vale per i cosacchi: in epoca zarista furono gli organizzatori e gli esecutori dei pogrom (assieme agli ultras monarchici delle"Centurie Nere"), durante il collaborazionismo si distinsero nel perseguitare e deportare gli ebrei (verso quei tristi campi di sterminio, dove ad attenderli frequentemente trovavano SS di origine ucraina).
Per fortuna la stabilizzazione economica e sociale del paese ha ridimensionato queste organizzazioni (del resto elettoralmente insignificanti) che ora stanno ritornando nella pattumiera della storia. Preoccupante anche l'attivismo di queste organizzazioni in relazione ai vari conflitti. Volontari cosacchi partirono per le aree di crisi come la Transdnistria, l'Ossetia, l'Abkasia e la Cecenia. Volontari cosacchi partirono anche per la Jugoslavia per combattere accanto ai "fratelli serbi". Per porre rimedio a questa situazione ma allo stesso tempo recuperare quella parte di popolazione aliena da posizioni estremiste ma che si riconosceva nelle tradizioni dei suoi antenati cosacchi, il Parlamento Russo il 12 giugno 1992 approvò la risoluzione "Circa la Riabilitazione dei Cosacchi", dove erano riconosciuti vittime dello stalinismo. A questo fecero seguito altre leggi, volte a ricreare anche unità cosacche all'interno delle forze armate. Quest'ultimo aspetto (che riguarda i ministeri degli Interni, della Difesa e delle Frontiere) è regolato dalla Direzione Generale per le Unita' Militari Cosacche presso il Presidente della Federazione Russa. Quest'ultimo passaggio risale al mese di aprile dell'anno in corso.
La legge è stata fortemente voluta dal presidente Putin, sebbene non sembrasse avere antenati cosacchi. Probabilmente si inserisce nel disegno di "restaurazione mirata" attuata dal Cremlino: inno sovietico, bandiera della Repubblica di Kerensky, aquila bicipite della monarchia dei Romanov, anche se tutti con qualche lieve modifica per differenziarli dagli originali.
Con la legge di Putin i cosacchi, che vengono formati in apposite accademie militari, vengono inquadrati nel servizio statale. Potranno essere utilizzati anche in operazioni anti-terrorismo e per interventi di natura umanitaria. In questi ultimi due casi, data la composizione multietnica della Federazione Russa e la crescente irrequietezza delle varie nazionalità presenti, i cosacchi potrebbero recupare il ruolo che avevano sotto la monarchia di fedeli esecutori delle più efferate rappresaglie sulle popolazioni civili. Non tutti gli attuali cosacchi esistenti (circa mezzo milione) potranno essere automaticamente cooptati nelle forze armate federali: verranno scelti solo gli appartenenti a "comunità cosacche" di provata fedeltà allo stato russo.
Con questa legge si chiude definitivamente la questione cosacca che già Eltsin aveva affrontato, varando le prime leggi (in particolare un decreto del 97) che autorizzavano le comunità cosacche (autentiche bande in costume d'epoca) a dotarsi di armi, previa ovvia autorizzazione da parte delle autorità federali, e di affiancare le forze regolari. Rispetto al passato eltsiniano, quando i cosacchi operavano su base volontaria e non retribuita, ora questi potranno percepire regolare stipendio.
Si tratta ovviamente di una grande vittoria di queste comunità. Ora la prossima battaglia sarebbe per la restituzione delle terre. Almeno per le aree dove ancora numerosi sono i cosacchi (Kuban, Circondario di Krasnodar), una forma di restituzione potrebbe essere accettata. Ovviamente non sarà mai chiamata "restituzione", poiché lo stato russo non restituisce i beni e le proprietà prerivoluzionarie, al massimo può darle in concessione agli antichi proprietari (ma solo pubblici, nessun discendente di proprietario terriero prerivoluzionario può aspirare a tanto), o donarle come ha fatto per terre e immobili ceduti alla chiesa ortodossa. Ovviamente questo riconoscimento di un ruolo speciale ai cosacchi ha allarmato le organizzazioni umanitarie, dei diritti civili e per la lotta al razzismo russe. Al di là della suggestiva immagine legata da sempre ai cosacchi, non bisogna dimenticare che furono i feroci difensori dell'autocrazia zarista, esecutori di stragi e di pogrom.
Ancora oggi "l'ideologia cosacca" si alimenta con il più anacronistico sciovinismo granderusso e con il nazionalismo esasperato.


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