Tamerlano

tamerlanoTīmūr Barlasitalianizzato in Tamerlano fu il fondatore della dinastia timuride, attiva in Asia Centrale e nella Persia orientale tra il 1370 e il 1507. Da lui discese poi Babur (1483 - 1530), fondatore della dinastia Mogol in India. La sua origine era mongolo-turki sebbene certamente nella sua tradizione culturale vi fossero elementi della cultura persiana e di quella mongola. Aspirava a riedificare l'impero mongolo, ma in realtà i colpi più forti li inferse alla cosiddetta Orda d'Oro, che non si riprese mai più. Si considerava un ghazi, ovvero un "Combattente per la Fede", ma le campagne più formidabili le intraprese contro stati musulmani. Personalmente non assunse mai altro titolo se non quello di emiro, o Grande Emiro, come per ribadire costantemente il fatto che governava soltanto in nome del Gran Khan dei mongoli. Assunse peraltro anche il titolo di Khaghan. Conquistò un vasto impero che abbracciava le odierne nazioni centro-asiatiche dell'Uzbekistan, parte del Kazakistan, il Turkmenistan, la Kirghizistan, l'Iran, e la Georgia. Sottomise l'India Tughlaq (1398-99), il Sultanato mamelucco (1400) e l'Anatolia ottomana arrivando a sconfiggere i cavalieri di Rodi (1402-1403) anche se queste ultime conquiste rimasero in mano ai Timuridi solo per pochi anni, tornando agli antichi detentori subito dopo la morte di Timur nel 1405.

Tamerlano sfruttò le rivalità tra le vicine tribù e le debolezze dei vari khan e grazie ad un'accorta politica guerriera egli seppe conquistare tutta la Transoxiana nel 1369.  Un anno dopo assunse il titolo di "grande" emiro, a voler sottolineare le pretese di supremazia su tutti gli emiri della regione. Dopo il matrimonio con la giovane principessa Saray Malik Katun, appartenente alla discendenza di Gengis Khan, assunse il nome di Timūr Gurkānī , ovvero genero (imperiale), cioè genero nell'ambito della famiglia di Gengis Khan. Di quel nome si gloriò moltissimo, poiché da esso riteneva di trarre la legittimazione gengiskhanide che era la sua massima ambizione. Scelse Samarcanda come sua capitale, una città di incontro tra mondo greco e indiano, già abitata da Alessandro Magno, ed emporio tra i più importanti sulla via della Seta. Vennero formalizzate una serie di istituzioni statali, come i periodici kurultaj che avrebbero dovuto legittimare il suo governo, in realtà dispotico, e la zona (dell'attuale Uzbekistan) divenne un centro di grande crescita culturale e artistica.

Durante i tre decenni successivi Tamerlano condusse campagne militari in tutte le direzioni, con metodi travolgenti e spesso spietati.

Nel 1387 Tamerlano poté finalmente attaccare l'Iran centrale, forse l'oggetto principale delle sue conquiste in terra persiana. Qui governava la dinastia dei Muzaffaridi, che non riuscì a contrastare l'attacco. Se la presa di Isfahan nel 1387 non vide la resistenza degli abitanti della città, il massacro che seguì fu determinato dal rifiuto della popolazione locale di pagare tributo o forse anche dall'uccisione di alcuni soldati della guardia. Alcune fonti ricordano le orribili torri di teste ammassate nella città a seguito dell'immane strage della popolazione (ca. 100.000 morti), una delle più sanguinose della storia.

La città di Shiraz fu conquistata con minor violenza. Dopo avervi insediato un governatore fantoccio, Tamerlano mise fine alla campagna persiana per tornare a Samarcanda, dove lo aspettava un ennesimo attacco di Toktamiš. Costui fu inseguito fino alla Siberia, ma ancora una volta Tamerlano non riuscì a catturarlo e tornò a Samarcanda, dove nel 1390 convocò un nuovo grande kuryltai.

Nel 1398 Tamerlano, informato di una guerra civile in India (iniziata nel 1394), attaccò il signore musulmano di Delhi, attraversando l'Indo il 2 ottobre su un ponte di barche e abbandonandosi a terribili massacri durante l'avanzata, allorché trovò una fiera resistenza da parte dei Rajput di Bhatnir. Durante lo scontro lo stesso Tamerlano fu colpito da una delle tante frecce che negli anni martoriarono il suo corpo. Pochi giorni più tardi l'Emiro arrivava comunque davanti a Delhi, dove poca resistenza poterono opporgli le truppe del turco-tughluq Mahmud Shah II, nonostante i problemi creati dall'uso degli elefanti da parte di queste ultime.

Il 17 dicembre 1398 la città fu presa e atrocemente devastata e saccheggiata, sebbene in seguito Tamerlano abbia sentito il bisogno di tentare di difendersi, affermando di aver vietato il saccheggio, che sarebbe invece avvenuto durante il suo sonno provocato dall'eccesso di libagioni. Quasi tutti i cittadini sopravvissuti al massacro furono ridotti in schiavitù e portati via spingendoli davanti a sé da un esercito un tempo velocissimo nei suoi spostamenti, ma nell'occasione talmente carico di bottino da dover marciare con estrema lentezza.

All'inizio del XV secolo possedeva un impero che andava dal Mar Caspio al Caucaso, al lago d'Aral e tutta l'area tra il Syr-Darja e l'Indo.

Ritornato dall'India, Tamerlano poté attaccare l'Impero ottomano, allora governato dal quarto sultano, Bayezid I Yıldırım, "Bayezid la Folgore", il quale, vittorioso sui serbi a Kosovo Polje e su una coalizione franco-ungherese a Nicopoli (1396), si stava espandendo rapidamente verso oriente, annettendosi territori abitati da popolazioni turkmene, che avevano invocato l'aiuto dell'Emiro.

Strada facendo Tamerlano attaccò il sultano mamelucco dell'Egitto, invadendo la Siria, saccheggiando Aleppo e prendendo Damasco - molti abitanti delle quali furono massacrati a eccezione degli artigiani, deportati in massa per contribuire ai lavori di abbellimento di Samarcanda - e Baghdad (giugno 1401, nuovo massacro).

Tamerlano però nutriva maggior interesse verso la Cina che l'Europa. Tornato a Samarcanda, progettò la conquista della Cina, da dove i mongoli della Dinastia Yuan, fondata da Kublai Khan, nipote di Gengis Khan, erano stati cacciati nel 1368 dalla Dinastia Ming. Il primo imperatore di questa dinastia, Hongwu pretendeva e riceveva tributi dai signori dell'Asia Centrale che considerava eredi del gengiskhanide Kublai sconfitto. E fino a un certo punto, ed entro certi limiti, Tamerlano aveva obbedito alla richiesta. Ma la sua mira era riedificare nella sua completezza l'impero mongolo, compresa la sua parte costituita dalla Cina di Kublai, che decise di riconquistare.

L'impresa prese avvio nel dicembre del 1404, ma fallì sul nascere. Il clima dell'Asia Centrale era tremendo, ma quel periodo era stato scelto con consapevolezza nella convinzione che lo avrebbe agevolato, consentendogli di attraversare il Syr Darya sul ghiaccio solido e di raggiungere la Cina in primavera. Tamerlano fu tuttavia colto da fortissime febbri, forse causate da polmonite, forse da un eccesso di libagioni, e la sua pur fortissima fibra cedette. La morte avvenne il 19 gennaio 1405 a Otrar, appena al di là del Syr Darya, in territorio oggi kazako

Il corpo di Tamerlano fu esumato dalla sua tomba nel Mausoleo Gur-e Amir a Samarcanda nel 1941 dall'antropologo russo Mikhail M. Gerasimov, il quale scoprì che le caratteristiche facciali si conformavano a fattezze mongolidi; secondo lui questo confermava la pretesa dello stesso Tamerlano di discendere da Genghis Khan. L'esumazione confermò inoltre che il morto era zoppo. Dal teschio, Gerasimov riuscì anche a ricostruire l'aspetto di Tamerlano.

Si ritiene, secondo testimonianze lasciateci da vari autori medioevali, che Tamerlano dopo i vari assedi avesse la terribile usanza di fare piramidi di teschi con le teste dei propri nemici.


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