L'Ucraina si presenta «Badanti, ma non solo»
Molte lavorano come badanti e vivono a Verona da diversi anni. Ma portano l'Ucraina nel cuore. E ieri pomeriggio, nel teatro della Santissima Trinità, hanno messo in scena un piccolo angolo del loro Paese d'origine, con balli, canti, costumi e prodotti tradizionali.
Sono le signore che fanno parte della comunità ucraina veronese - 1.200 esponenti in tutto - e che si sono riunite nell'associazione Malve, con sede in Veronetta e prossima a ottenere l'iscrizione nel registro regionale delle onlus. Lo spettacolo ha un successo insperato: la sala si riempie di centinaia di spettatori, tra ucraini e veronesi.
«Molte persone non sanno nemmeno dove si trova il nostro Paese», spiega Ivanna Buryak, presidente dell'associazione, «oppure lo conoscono solo per la triste vicenda di Chernobyl. Noi invece vogliamo mostrare la nostra cultura, gelosamente conservata attraverso i secoli nonostante le occupazioni di polacchi, mongolo-tartari, turchi, austriaci, tedeschi, e infine dell'Unione sovietica, sotto la quale abbiamo subito un processo di "russificazione" durato 70 anni. Abbiamo intitolato lo spettacolo "Kalina", cioè viburno, una pianta simbolica per il popolo ucraino, che rappresenta forza, resistenza e amore».
Anche l'assessore alle pari opportunità Vittorio Di Dio viene a dare un'occhiata. «Sappiate che il vostro lavoro all'interno delle nostre famiglie è molto importante e apprezzato», dice Di Dio rivolgendosi alle badanti. «La presenza ucraina, inoltre, non è problematica come purtroppo risulta quella di altre nazionalità». L'assessore se ne va con un enorme dolce ucraino fasciato nel ruschnyk, la stola che i genitori tramandano ai figli.
Le comparse indossano lo striy ucraino, il costume composto da camicetta bianca ricamata a mano con motivi che rivelano la provenienza, gonna rossa, e soprattutto una vistosa ghirlanda di fiori in testa.
Molti sentimenti attraversano il pomeriggio: dalla malinconia suscitata dalle canzoni "Ucraina mia" e "Keivskij vals", inno d'amore per la capitale Kiev, all'allegria dei pezzi di fisarmonica suonati da Vitali Voronukha e dei balletti del New style ballet. Il pubblico interagisce battendo le mani a ritmo o unendosi ai canti.
Natalia, 29 anni, suona il bandura: strumento nazionale ucraino con 63 corde, usato già secoli fa dai cosacchi. Lei non è una badante: ha sposato un italiano e fa la casalinga. Dietro le quinte, ci racconta: «Ho iniziato a suonare a sei anni, e mi sono diplomata al conservatorio. Ma da quando l'Ucraina ha ottenuto l'indipendenza, nel 1991, vive nell'instabilità, e molti scelgono di emigrare. È frustrante, per alcune donne ucraine, dover andare a servizio in un Paese straniero, pur essendo laureate. Ma tutto sta in come si affrontano le cose. Se tu per primo ti senti inferiore, ti sembrerà di avere attorno un ambiente ostile. All'inizio è stato così anche per me, oggi invece mi sento completamente integrata».
Certo che alcune cose sono poco comprensibili, per esempio la tendenza degli italiani a fare figli così tardi. Natalia ne ha già due: «Da noi si usa dire: che vuoi fare da giovane? Fai figli».


+39 011.19836559
ukrainaviaggi





